Art bonus: potenzialità ancora inespresse ... ma non per l'Archivio di Stato di Piacenza

Pubblichiamo l'articolo di Gian Paolo Bulla, ampliato e aggiornato, apparso su Libertà il 10 dicembre 2016 nella rubrica: "Libertà di pensiero".

Art bonus: potenzialità ancora inespresse

Cos'è l'Art Bonus

Dal 2014 si parla di Art Bonus ma bisogna dire che forse tale servizio, impiegabile come vedremo anche sul Web, non ha ancora dispiegato tutte le potenzialità avvertite e sperate dal legislatore. Cos'è? È un credito di imposta a sostegno della cultura nella misura del 65 per cento dei versamenti effettuati in un anno, espressamente concepito per incentivare le erogazioni liberali a favore di istituzioni culturali pubbliche e del patrimonio culturale di proprietà pubblica, con l’unica eccezione dei beni ecclesiastici colpiti dal terremoto del 30 ottobre scorso. Si tratta di un regime fiscale agevolato, temporaneo nel triennio di imposizione 2013-2015 ma ora, come ribadito dal ministro Franceschini nel suo incontro piacentino del 16 febbraio scorso, definitivo. La generosità dei mecenati, grandi e piccoli sarà rimborsata poiché il credito del 65% ottenuto sarà ripartito in tre quote annuali di pari importo. Alla fine di novembre i mecenati, per il 70% persone fisiche, erano 3.650 per una raccolta di 130 milioni di euro. A titolo di esempio donando 1.000 euro si può abbattere la dichiarazione dei redditi di 650 euro. Per le persone fisiche e per gli enti non titolari d'impresa il credito è riconosciuto nel limite del 15% del reddito imponibile, per le imprese nel limite del 5 per mille dei ricavi annui. Le modalità di fruizione sono ovviamente differenti: i primi potranno portare la detrazione nella dichiarazione dei redditi, le seconde la porteranno in compensazione.

Nella sostanza si possono supportare tre tipologie di interventi promossi da istituzioni culturali pubbliche e gestiti direttamente o in concessione: a) la manutenzione e il restauro di beni culturali; b) il sostegno per le attività istituzionali e i luoghi della cultura; c) la realizzazione di strutture per enti e istituzioni dello spettacolo. Ci sono interventi di consistenza molto diversa e non è detto che i contributi (privati) dell'Art Bonus coprano tutto il costo previsto il quale può essere supportato anche da fondi propri o comunque di provenienza pubblica. A ben vedere si passa dai 20 milioni di euro, assicurati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Torino e dalla Compagnia di San Paolo, per la rifunzionalizzazione del Palazzo che ospita il Museo Egizio di Torino ad operazioni ben più contenute. Ma c'è da dire una cosa: accanto a complessi restauri e ristrutturazioni si dovrebbe pensare anche alle più spicciole attività degli enti culturali di minori dimensioni sempre più a rischio per la diminuzione dei fondi a disposizione e per certa paralizzante burocrazia.

L'Art Bonus a Piacenza

Gli interventi ammessi ai sussidi privati dell'Art Bonus sono attualmente circa 929 di cui 781 ancora in corso; le regioni più rappresentate sono, nell'ordine, Piemonte, Toscana, Emilia-Romagna e Marche. Alla data odierna gli interventi finanziabili in Emilia-Romagna sono un centinaio di cui due terzi appartengono alla prima tipologia (A) e un terzo alla seconda (B); un solo intervento riguarda la tipologia C. E Piacenza? Per Piacenza sono tre le istituzioni coinvolte: la Fondazione Teatri che nel 2015 ha raccolto, grazie a Iren Emilia, 230.000 euro – che si aggiungono ai più cospicui contributi pubblici per quasi due milioni erogati all’origine dal Comune di Piacenza, dal Ministero dei Beni Culturali e dalla Regione Emilia-Romagna – e che ha in corso la raccolta per la stagione musicale 2016 per la quale ha ricevuto finora 50.000 euro di contribuzioni private; il Conservatorio statale Nicolini che per il suo risanamento conservativo ha ricevuto una quota parte di 371.000 euro dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano; l’Archivio di Stato che mette in campo, nel biennio 2016-2017, due interventi di sostegno alle proprie attività, uno alla conservazione, recupero e fruizione dei beni archivistici e l'altro all'attività didattica e formativa (vedi http://artbonus.gov.it/116-14-archivio-di-stato-di-piacenza.html).

Fra i beni culturali pubblici descritti nell'articolo 10 del Codice dei beni culturali e del paesaggio si contano specificatamente gli archivi come definito dall’art. 101 dello stesso (archivio: «struttura permanente che raccoglie, inventaria e conserva documenti originali di interesse storico e ne assicura la consultazione per finalità di studio e di ricerca»). E sono proprio gli istituti più periferici del MiBACT, a cui l'Archivio di Stato appartiene, ad aver maggiormente bisogno del tangibile sostegno di cittadini, enti ed imprese. Essi, infatti, non diretta espressione degli enti locali, trovano sempre più difficoltà a reperire le risorse utili a mantenere e a incrementare servizi e attività che in definitiva sono per lo più rivolti al territorio in cui sono situati. Finora, per il primo intervento abbiamo raccolto 6.200 euro grazie alla Fondazione di Piacenza e Vigevano e a Luca Paveri Fontana mentre è in arrivo un contributo di 4.725 euro da parte della Provincia di Piacenza per la conservazione dell’archivio storico dell’ente.

Una delle caratteristiche e delle finalità dell'Art Bonus è quella di rendere trasparente ed accessibile a chiunque il sostegno autentico e consapevole alle istituzioni culturali pubbliche, in particolare a quelle del proprio territorio. Se la modalità più diretta e comune per giungere all'erogazione liberale, passibile di beneficio fiscale, è quella del contatto faccia a faccia tra il mecenate e il beneficiario l'approccio è mediato anche da un apposito portale Web che insegna ad effettuare, seguendo delle precise istruzioni, erogazioni per l'intervento prescelto. Il versamento dovrà essere tracciabile e dovrà essere effettuato tramite bonifico bancario sul conto e con la causale indicati dall'ente beneficiario; sarà indispensabile conservare la ricevuta con l'evidenza della causale e, se non lo si è già fatto, contattare il beneficiario per avvisarlo del pagamento a suo favore. Al contribuente poi sarà possibile scegliere se apparire nell'area pubblica del portale Web dell'Art Bonus dedicata ai Mecenati (un’altra è riservata a tutti gli Interventi finanziabili) oppure restare anonimo.

Mecenatismo e sponsorizzazione

Il tema del regime fiscale di beni di rilevante interesse culturale non è una novità, era stato puntualmente affrontato, ad esempio nella Legge 512 del 1980 e in alcuni decreti del Ministero dei beni culturali, introducendo una serie di agevolazioni in materia di imposte dirette e indirette (registro e successioni) e contemplando erogazioni fatte «per l'acquisto, la manutenzione, la protezione o  il  restauro» di beni dichiarati di interesse storico-artistico. Era stata introdotta anche la possibilità che il donatore e il beneficiario in alcuni casi sottoscrivessero una convenzione ad hoc e che il progetto venisse autorizzato dal Ministero per i beni culturali, il quale finiva per esercitare un controllo delle somme oggetto della liberalità. Non si può dire però che tale regime agevolato, almeno per quanto riguarda le cd. erogazioni liberali, abbia avuto un grandissimo successo tanto che si è voluto adottare un nuovo strumento come l'Art Bonus, nelle intenzioni e a prima vista più semplice, diretto e volto al mecenatismo più diffuso possibile.

Pur producendo un concreto ritorno, nella misura di un alleggerimento fiscale, il mecenatismo, inteso come atto di liberalità, si differenzia dalla sponsorizzazione le cui spese sono equiparate a quelle per la pubblicità e sono interamente deducibili. La sponsorizzazione discende da un contratto vero e proprio, pur atipico, a prestazioni corrispettive in base al quale una parte consente l'uso della propria immagine o nome per promuovere l'altra parte, il sostenitore, in genere un'azienda. Nel campo della Pubblica Amministrazione, quindi anche in quello dei beni culturali d'interesse pubblico, la sua finalità deve essere sempre quella del miglioramento organizzativo e del risparmio di spesa. Nello stesso Codice, all'articolo 120, tale promozione è espressamente prevista «attraverso l'associazione del nome, del marchio, dell'immagine, dell'attività o del prodotto all'iniziativa oggetto del contributo, in forme compatibili con il carattere artistico o storico, l'aspetto e il decoro del bene culturale da tutelare o valorizzare, da stabilirsi con il contratto di sponsorizzazione». E vale anche per i beni di proprietà di privati e di persone giuridiche senza fine di lucro, mentre se contempla un restauro ogni lavoro dovrà seguire le prescrizioni degli appalti pubblici.