Perchè l'Art bonus

L’ART BONUS – La legge di stabilità 2016 del 28 dicembre 2015, n. 208, ha stabilizzato e reso permanente l’ “Art bonus”, agevolazione fiscale al 65% per le erogazioni liberali a sostegno della cultura

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Il ministro Franceschini nel suo incontro piacentino del 16 febbraio ha ribadito un'importante novità contenuta nella legge di stabilità 2016: la norma agevolata etichettata come Art Bonus prevista nel D.L. 83/2014 sarà definitiva, ovvero non avrà più il carattere straordinario limitato al triennio di imposizione 2013-2015. Ora, fino a nuova disposizione, coloro che se ne serviranno – persone fisiche o titolari d'impresa – potranno godere di un credito d'imposta pari al 65% della somma erogata per il contributo finanziario di interventi e di attività di manutenzione, protezione, restauro e potenziamento dei beni culturali pubblici descritti nell'articolo 10 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, D.L. n. 42 del 2004: beni culturali i quali, oltre che dalla mano pubblica direttamente, possono essere gestiti anche in concessione. Fra essi si contano espressamente gli archivi come definito dall’art. 101 dello stesso Codice (archivio: «struttura permanente che raccoglie, inventaria e conserva documenti originali di interesse storico e ne assicura la consultazione per finalità di studio e di ricerca».

Il credito ottenuto sarà utilizzabile in tre quote annuali di pari importo; eestano i limiti di credito in capo alle persone o enti non titolari d'impresa (15% del reddito imponibile) e in capo alle imprese (5 per mille dei ricavi annui). Allo stesso modo sono esclusi dal regime agevolato i beni culturali privati, compresi quelli degli enti ecclesiastici riconosciuti; questo aspetto è oggetto di riflessione e di pareri critici da parte di enti come le fondazioni e le diocesi cattoliche detentrici riconosciute di beni culturali a fruizione pubblica o collettiva.

Nel due anni finora in esercizio e fino allo scorso 14 gennaio si sono contati 57 milioni di euro di erogazioni liberali, da parte di oltre 1.400 mecenati, a favore di 388 enti registrati sul portale; fra le regioni al primo posto figura la Lombardia, con oltre 22 milioni di euro, arrivati in larga parte per la Scala, seguita da Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Lazio. La cifra, si ammette, non è eccezionale ed è distribuita in modo discutibile ma è significativa e potrebbe divenire più consistente e soprattutto potrebbe essere dispensata più capillarmente se si allargasse, come è auspicabile, a un maggior numero di mecenati, anche per piccoli importi. Infatti succede ancora che enti e imprese preferiscano a tale provvedimento creditizio le normali sponsorizzazioni, mentre i cittadini contribuenti diffidano di una opportunità cosiffatta se confrontata  con il sistema di deduzione/detrazione nel seno delle dichiarazioni dei redditi.

Infine, essendo il MiBACT, a cui questo Archivio di Stato appartiene, l'istituzione più rappresentata capillarmente sul suolo nazionale non si nasconde che sarebbe sperabile che cittadini, enti e imprese sostenessero con il loro tangibile contributo proprio gli istituti del Ministero: musei, biblioteche e archivi. Essi, infatti, in quanto non diretta espressione degli enti locali, trovano sempre più difficoltà a reperire le risorse utili a mantenere e a incrementare servizi e attività che in definitiva sono per lo più rivolti al territorio in cui sono situati.

 


Art bonusNell'estate 2014 si è iniziato a parlare  dell'Art-bonus, cioè delle disposizioni contenute nel D.L. 31/05/2014 n. 83 convertito nella legge 29/07/2014 n. 106.

Di cosa si tratta? In sostanza si tratta della possibilità di godere di agevolazioni fiscali  per chi effettua erogazioni a favore delle attività culturali. Le erogazioni devono essere fornite esclusivamente in denaro per «interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici» e, come detto, «per il sostegno degli istituti e dei luoghi della cultura di appartenenza pubblica» fra cui si contano espressamente gli archivi come definito dall’art. 101 del Codice dei beni culturali (archivio: «struttura permanente che raccoglie, inventaria e conserva documenti originali di interesse storico e ne assicura la consultazione per finalità di studio e di ricerca». Misure del genere esistevano anche prima, però ora i vantaggi per coloro che si distinguono in atti di liberalità culturale  sono maggiori.

Tutti i soggetti, indipendentemente dalla natura e dalla forma giuridica, possono concorrervi poiché non c’è differenza fra le persone fisiche e giuridiche che, invece, nel Testo unico delle imposte sul reddito sono trattate diversamente. Sono semmai indicati limiti differenti per le persone fisiche e gli enti che non svolgono attività commerciale (il 15% del reddito imponibile) rispetto alle imprese (il 5 per mille dei ricavi). Una volta riconosciuto, il credito d’imposta maturato è ripartito in tre quote annuali (solari o non) di pari importo. Esso è pari al 65% delle erogazioni effettuate in ciascuno dei due periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2013 e al 50%  delle erogazioni effettuate nel periodo successivo a quello in corso al 31 dicembre 2015.  Mentre l’Art-bonus non concorre alla base imponibile ai fini delle imposte sui redditi e dell’Irap il credito d’imposta può essere fruito annualmente senza alcun limite quantitativo superando quindi il dettato dell’art. 1, c. 53, della Legge 24 dicembre 2007, n. 244.

Com’è risaputo tutte le istituzioni culturali sono in difficoltà per la drastica diminuzione dei finanziamenti per l’investimento ma anche per il semplice funzionamento. Tale crisi colpisce in misura forse maggiore gli archivi storici le cui attività sono più selettive e meno appariscenti, col risultato che i progetti culturali e gli adeguamenti funzionali vengono continuamente rimandati.

L’Archivio di Stato di Piacenza vorrebbe porre mano a molteplici interventi di tutela e di valorizzazione sul proprio patrimonio ma non può farlo. Facciamo solo un paio di esempi: il riordinamento del fondo dell’Ospedale grande poi Ospizi civili e, per lo studio della Grande Guerra di cui cade il centenario, sondaggi e approfondimenti sul fondo dell’Ospedale militare di Piacenza (1915-1971). Il carteggio dell’Ospedale grande, un ingente complesso di oltre mille pezzi dal 1271 al 1940, che comprende tra l’altro molti documenti delle soppresse congregazioni caritative ed assistenziali confluite nel primo Ottocento o legate all'amministrazione degli Ospizi e del brefotrofio, non dispone di un inventario completo. Stessa sorte per i documenti degli ospedali da campo e urbani della I e II Guerra Mondiale, nonché della Guerra d’Africa, e per le cartelle cliniche dei ricoverati nel grande Ospedale presso la Porta San Raimondo. Se privati o imprese ci daranno una mano non sarà invano.

Per informazioni http://artbonus.gov.it/.