L’archivio Barattieri di San Pietro in Cerro

L’archivio Barattieri di San Pietro in Cerro, attualmente in deposito volontario presso l’Archivio di Stato di Piacenza, include i documenti relativi alla famiglia Barattieri, stanziatasi nel piacentino probabilmente dal secolo XIII. Si tratta di un complesso notevole tanto per dimensioni quanto per interesse storico, sia per ciò che riguarda la storia della famiglia in sé, nobilitata già a partire dal XVI secolo ed insignita di titoli comitali da Ferdinando Maria di Baviera prima (1674) e da Ranuccio II Farnese poi (1678), sia per ciò che concerne la storia del territorio in genere. La documentazione conservata è costituita, nella maggior parte dei casi, da atti di natura contrattuale riguardanti il patrimonio della famiglia, nonché dai cospicui incartamenti processuali e anche extragiudiziali relativi alle numerose controversie, tra cui emergono con particolare frequenza quelle successorie e quelle, sovente connesse, relative a divisioni di patrimoni. Sono ovviamente presenti in quantità non trascurabile anche privilegi e atti d’alta amministrazione provenienti sia da autorità civili che da autorità ecclesiastiche (a partire dai papi), per quanto proprio questo settore dell’archivio abbia subito, negli ultimi decenni, perdite considerevoli. Circa il patrimonio mobiliare della famiglia, si conserva memoria dei diversi censi e luoghi di monte, nonché delle spese (attraverso la serie dei confessi). Decisamente meno documentata appare, invece, la gestione del patrimonio familiare sul piano amministrativo, in quanto è limitato il numero dei registri contabili conservatisi (quasi assenti, in particolare, i Libri Mastri), e per lo più riferibili ad un arco cronologico limitato, ed irregolare. Le lettere dei diversi membri costituiscono un ulteriore nucleo significativo di documentazione, così come espressivi appaiono gli incartamenti riferibili a singoli componenti della famiglia, in cui possono trovare posto anche materiali di più ampio interesse (come, ad esempio, le carte di interesse militare, spesso in lingua spagnola). Memorie relative ad alcune questioni concernenti la storia della famiglia, documenti relativi ad atti di ultima volontà, o concernenti casate diverse da quella Barattieri chiudono, assieme a ristretti nuclei che sfuggono a questa classificazione a maglie molto larghe, l’elenco del patrimonio archivistico oggi conservato. Quanto all’arco cronologico, il più antico documento preservato in originale è datato 22 giugno 1293, e non mancano pergamene trecentesche; i diversi riordini effettuati tra la fine del XVIII e la metà del XIX secolo sono giunti a comprendere documentazione sino ai primi anni dell’Ottocento, mentre con gli ultimi faldoni attualmente aggiunti all’archivio si arriva sin verso la metà del Novecento.

Oltre che per il suo contenuto in sé, l’archivio Barattieri risulta prezioso anche per la storia archivistica, in quanto su di esso sono intervenuti, tra Sette e Ottocento, tre interventi di riordino ispirati a diversi criteri, che hanno lasciato sul materiale documentario il segno di un’autentica stratificazione archivistica: una stratificazione non più superabile da interventi di riordino generale, e che l’intervento che qui si presenta ha definitivamente consolidato.