Frammenti di Paradiso: sopra un commento dantesco di fine Trecento - 19 settembre 2015

Introduzione di Gian Paolo Bulla

Le Giornate Europee furono istituite nel 1991 dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea per valorizzare e diffondere la conoscenza del patrimonio storico-culturale del nostro continente. Quest’anno cade anche una notevole ricorrenza, quella del 750° dalla nascita di Dante Alighieri, e riusciamo fortunatamente a riunire le due scadenze all’insegna della Commedia dantesca e della documentazione d’archivio. Infatti fra le carte Appiani d’Aragona di Piombino donate nel 2007 dal professor Agostino Borromeo si trovano due frammenti di un antico commento al Canto XXX del Paradiso, quello in cui a Dante appare l’immenso cerchio luminoso dell’Empireo.  frammenti_paradiso5
A Milano si sta tenendo in Palazzo Reale la mostra Giotto, l’Italia. I curatori della mostra esplicitamente accostano Giotto a Dante in quanto essi sono in qualche modo gli unificatori di una realtà culturale ancora molto frammentata. E, a parte l’alto valore poetico e simbolico della sua produzione, la lingua di Dante è alla base della nostra parlata e della nostra identità. Quanto sia importante mantenere, pur nei limiti della indiscutibile globalizzazione sociale e culturale, un registro comunicativo nazionale e unitario lo dimostra anche il provvedimento assunto recentemente in Francia, Paese che con molto orgoglio difende il proprio status storico. Il governo francese ha annunciato, infatti, che dal 2016 sarà introdotto nelle scuole elementari l’obbligo di una “dictée” al giorno poiché ormai meno di un francese su due conosce la grammatica e padroneggia l’ortografia.

La giornata è promossa assieme a due importanti associazioni storiche locali. La Società Dante Alighieri, qui rappresentata dal presidente del Comitato di Piacenza Roberto Laurenzano, fu fondata nel 1889 per valorizzare la lingua e la cultura italiane; tra le altre funzioni ha quella di rilasciare le certificazioni Pidla che attestano la conoscenza della lingua italiana. La Deputazione di Storia per le Province Parmensi, come altre in giro per l’Italia, nacque nel 1860 per la promozione degli studi sulla storia degli stati parmensi precedenti l'Unità (Parma, Piacenza e Lunigiana). Oggi le sue sezioni sono quattro (Parma, Piacenza, Pontremoli, Terre Veleiati) e pubblica una rivista, l’Archivio Storico per le Province Parmensi. La Sezione piacentina è rappresentata dal suo presidente Carlo Emanuele Manfredi.

In occasione del 700° dantesco la Sezione piacentina della Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi organizzò un convegno il 2 dicembre 1965 e raccolse le relazioni nel volume XXXIII della Biblioteca Storica Piacentina dal titolo Piacenza a Dante. Alcune di queste, opera in particolare Emilio Nasalli Rocca e di Giacomo Manfredi, trattavano dei codici della Commedia conservati presso la Biblioteca Passerini Landi. Oggi parliamo ancora di commenti antichi alla Commedia grazie al ritrovamento di due frammenti attribuiti al pisano Francesco di Bartolo da Buti (1324 -1405). Nell’ordine presento i tre relatori di questa mattinata.

Fabrizio Franceschini. Ancora sul codice Appiani del commento butiano al Paradiso. Da ricercatore presso la Scuola Normale Superiore passò nel 1981 nei ruoli dell’Università di Pisa, dove ora è professore ordinario di Linguistica Italiana nel Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica. Si occupa di linguistica, storia della lingua italiana, filologia italiana, ma anche di dialettologia e letteratura popolare. Numerosissime le pubblicazioni fra cui nel 2009 un volume di Studi sulla «Commedia» e le antiche glosse. È stato responsabile scientifico di unità di ricerca nell’ambito del progetto "Edizioni e studi linguistici relativi alla tradizione della «Commedia» e agli antichi commenti", finanziato tra i Programmi di Ricerca Scientifica di Rilevante Interesse Nazionale del 2005.

Paradiso di Dore'

Massimo Baucia (Biblioteca Comunale di Piacenza), Testimoni danteschi nella Biblioteca Passerini Landi di Piacenza. Baucia è il conservatore del Fondo Antico della Biblioteca Comunale di Piacenza, quindi è l’esperto depositario del patrimonio di codici, manoscritti, incunaboli e materiali a stampa più preziosi dell’importante lascito conservato nell’ex Collegio dei Gesuiti in S. Pietro.

Patrizia Anselmi (Archivio di Stato di Piacenza), L’archivio Appiani d'Aragona di Piombino. Anselmi è la responsabile della Biblioteca dell’Archivio di Stato di Piacenza, una biblioteca molto consistente che conta 12.000 unità bibliografiche. Come archivista ha inventariato con cura il fondo Appiani d’Aragona di Piombino in cui si trovano, in qualità di coperte di un cartolare, i due frammenti.

 

IL CANTO XXX DEL PARADISO

Dante all’inizio, attraverso uno strano accostamento spazio-temporale, afferma che da dove spariranno le stelle (l’alba) al mezzodì ci stanno quasi 6.000 miglia. Nel Convivio egli sostiene, dal geografo turchestano del IX secolo Alfragano (al-Farghānī ), che la circonferenza della Terra è di 20.410 miglia (dice pure che il Sole “alla sensuale apparenza” è cinque volte e mezzo più grande della Terra) per cui la quarta parte (da est al mezzogiorno) è pari a 5.102 miglia. Dato che il miglio toscano equivale a 1.653 metri avremmo una circonferenza di 33.739 km anziché come effettivamente è di 40.009 km. In verità nel III secolo a.C. il greco Eratostene calcolò la circonferenza molto meglio avvicinandosi assai, con una misurazione pari km 39.400, al valore corretto.

Il canto si apre con una descrizione astronomica e geografica insieme, infine si chiude con una invettiva politica messa in bocca alla beata fra i beati, Beatrice. Dopo l'intricato passo fatto di albe e di stelle si fa avanti Beatrice la cui bellezza è tutt'uno col divino tanto che il poeta ne è sopraffatto. Nei versi 28-45 del primo frammento Beatrice si fa largo come un generale (duce) e annuncia l'essere entrati nell'Empireo, il più alto dei cieli, residenza di Dio, il cielo che sembra di primo acchito un fiume da cui fuoriescono, entro rive di fiori, faville. Dove tutto rifulge e dove tutte le bellezze naturali trovano la loro cagione. L'Empireo sta al disopra di tutti i cieli del sistema tolemaico, sopra il nono, l'ultimo, il Primo Mobile.

L'Empireo appare poi come un enorme disco luminoso e si distinguono le corti degli angeli e beati ad affollare la Gerusalemme celeste. Questi ultimi si specchiano nel disco e sono insediati su gradinate a scalare che assumono il disegno di una rosa (versi 108-117 del secondo frammento). Beatrice poi indica lo scanno libero che accoglierà Enrico VII di Lussemburgo chiamato a pacificare l'Italia nonostante il contrasto del francese Clemente V, il papa che nel 1312 trasferì il suo seggio in Francia e che sarà destinato a finire nel girone di Simon mago, dei simoniaci, assieme a Bonifacio VIII.