Un tesoro di carte, ovvero i preziosi documenti storici conservati presso l’Archivio di Stato

Un tesoro di carte - Fig. 1Gentilmente invitato dall’Istituto Scolastico Orsoline ho intrattenuto gli studenti delle medie nel complesso quadrilatero del Monastero delle Orsoline di Via Roma 42, fondato da Brigida Morello nel Seicento su un’area di insediamento della famiglia Visconti. Son partito dalla visione della mappa dell’impianto catastale di inizio Ottocento (figura 1) dove sulla sinistra è raffigurato l’imponente immobile che ospita anche la scuola. L’ala principale si affacciava sulla Strada di S. Lazzaro ora Via Roma, un’altra su Via di Fodesta, il canale che provenendo dalla Trebbia si immetteva nel Po nei pressi del Torrione detto appunto di Fodesta. Questa via ora è intitolata al Dieci Giugno, la data del 1859 in cui gli Austriaci lasciarono frettolosamente la città. A nord-est le Orsoline confinano con l’attuale Via Gregorio X, Tedaldo Visconti il papa piacentino del Duecento al quale sono ascritte in gran parte le regole per l’elezione dei pontefici; nel disegno era chiamata della Morte poiché vi aveva sede l’omonima Congregazione. La quarta via era quella di S. Agnese, la chiesa abbattuta nell’Ottocento che dava il nome al quartiere, ed ora è intitolata ad Angelo Genocchi matematico e avvocato, liberale antiaustriaco e senatore del Regno. Da notare che nella zona poco resta dell’onomastica ottocentesca: la Strada delle Benedettine, Cantone Buffalari, Via della Ferma e qualcos’altro.

Nel passare in rassegna documenti esemplari che conserviamo nell’Archivio di Stato ho cominciato da una pergamena del XII secolo (figura 2). I ragazzi hanno dimostrato di conoscere benissimo l’origine di quel particolare supporto - pelle di animali giovani trattata con calce poi depilata ed essiccata - in voga fino all’avvento della carta di stracci. Ho voluto mettere in evidenza più che altro la datazione poiché, in epoca di calendario giuliano (in vigore fino a Gregorio XIII) è utilizzato il conteggio del calendario romano pre-giuliano con le calende, le none, le idi. Vi si legge infatti in maniera abbreviata «die lune nono kalendas septembris» ovvero il lunedì nono giorno dalle calende (da cui: calendario) di settembre, il che significa il 24 agosto (1159).

Un altro esempio di documento medievale membranaceo è l’atto del 18 marzo 1299 (figura 3) in cui Guido «Maxeroldus de Bosonaxio Vallis Lurete» compra da Giovanni Scotti delle terre poste a Breno in località «Felegarijs» e in un’altra. I toponimi riconoscibili sono numerosi: Bosnasco appunto, vicino a Monteventano, poi Travo, Celleri, Olgisio, Varzi. L’atto è rogato nella bottega «Dondini Oddovrandis speciarij» cioè di uno speziere. Le terre sono misurate in pertiche e tavole che dovrebbero corrispondere rispettivamente all’incirca a 7.600 e a 32 metri quadrati ciascuno. Cambiamo tipologia e ammiriamo due disegni acquerellati che appartengono alla miscellanea delle Mappe e disegni. Sono ovviamente su carta, supporto che è tratto dagli stracci o dalle cortecce/scorze. Il primo (figura 4) è quello di un cataletto realizzato nella basilica di S. Antonino in suffragio del cardinale Gianfrancesco Marazzani Visconti, morto a Roma  il 18/2/1829. In sostanza si tratta di un monumento funebre, di un feretro, approntato provvisoriamente nella città natale del porporato. Il disegno probabilmente proviene dall’archivio privato Marazzani Visconti Terzi. Il secondo pezzo (figura 5) è una mappa del 1740 di appezzamenti ad Ancarano, appartenenti a un beneficio eretto nella Collegiata dei SS. Nazario e Celso, che il marchese Felice Tedaldi prende in affitto perpetuo dal chierico Benedetto Ghezzi.  Anche qui siamo di fronte alle antiche misure precedenti il sistema metrico decimale; la scala è espressa in trabucchi piacentini e un trabucco equivaleva a ml 2,80 ca.

 

Ora, la mappa antecedente era conservata assieme alla copia registrata dell’atto di cessione Ghezzi-Tedaldi, sottoscritto il 4 dicembre 1744 presso la Curia Vescovile di Piacenza, inserito in una filza (pacco di carte infilzato con ago e tratto di corda) dell’Archivio Notarile (figura 6). Non solo, considerato che, per presumibili ragioni di apparentamento, esiste un carteggio Tedaldi nel grande fondo privato Scotti Douglas di Vigoleno abbiamo facilmente reperito un registro (figura 6) riguardante il «Granaio di Ancarano» , un libro mastro del dare e dell’avere del periodo 1748-1769 (figura 7) che testimonia la movimentazione dei cereali e dei legumi all’interno di esso. Per i legumi si tratta di: fava, veccia, cece, fagiolo, roviglia, cicerchia, lenticchia; per i cereali si tratta di: frumento, segale, melica turca, melica rossa, orzo, scandella, spelta (biada); inoltre si parla di linosa (semi di lino) e di lemino (?). In effetti si può appurare quanta fosse allora la varietà dei semi messi a coltura. Qui l’unità di misura di capacità è lo staio che equivaleva a 34,82 litri.

Per finire, qualche annotazione riguardante un tema che adesso è molto popolare poiché ricorre il Centenario dello scoppio della II Guerra Mondiale. I registri matricolari dei Distretti Militari contengono la biografia dei soldati chiamati alle armi e la classe dei nati nel 1895 è quella che ha patito il maggior numero di vittime. Due pagine affiancate illustrano la sorte di due contadini abitanti di Caorso: di Cesare Bosi, fante catturato nel 1917 dopo la disfatta di Caporetto e tornato in patri dopo l’internamento a Mauthausen (figura 8), e di Giovanni Cavalli, fante morto in seguito a ferite il 1° settembre 1915 in un «ospedaletto someggiato» ovvero dotato di animali da soma (figure 9 e 10).