Notai per S. Sisto. I Lunini (1571-1630): presentazione del libro di Luca Ceriotti

Sala Panini di Palazzo Galli (Piacenza, Via Mazzini 14) - Archivio di Stato di Piacenza

8 febbraio 2016 - Presentazione volume

Contributi o galleria fotografica

Partecipano con l’Autore:

  • Carlo Emanuele Manfredi, Deputazione di storia patria – Sezione di Piacenza
  • Gian Paolo Bulla, Archivio di Stato di Piacenza

Per motivi organizzativi (posti a sedere) si prega di preannunciare la propria presenza a relaz.esterne@bancadipiacenza.it.


Estratto da Bollettino storico piacentino (2/2015, p. 340):

– Luca Ceriotti, Notai per S. Sisto. I Lunini (1571-1630), Parma, Deputazione di storia patria per le province parmensi, 2015 (Fonti e studi, serie prima, XIX).I notai di San sisto

Ceriotti accenna dapprima al grave difetto che l'archivio dell'abbazia piacentina patì rispetto a quello di altre istituzioni sistine, consistente in soli 74 pezzi conservati presso l'Archivio di Stato di Parma, senza un inventario completo e privato delle pergamene trasferite nel Diplomatico dello stesso Archivio. Per ricostruire in parte le vicende del monastero, di cui forse si conosce e si apprezza maggiormente la storia medioevale rispetto a quella del Cinque e Seicento, egli ricorre allora al fondo notarile dell'Archivio di Stato di Piacenza, alle scritture di alcuni professionisti della famiglia Lunini, senz'altro vicini alla casa regnante farnesiana, due dei quali, Ubaldo e Marco Antonio, possono essere definiti autentici ed esclusivi “notai di San Sisto”. Gli atti rogati dai Lunini, pressoché completi, permettono fra l'altro di delineare la famiglia monastica nei 60 anni considerati, le sue origini, la presenza di qualche celebrità come quella di Felice Passero, la prossimità con alcune famiglie piacentine e certi particolari relativi agli interventi operati sulla chiesa alla fine del secolo XVI. Più nutrite sono però, stante la natura degli affari istruiti dallo studium dei Lunini, le informazioni di natura economica relative alle proprietà fondiarie del monastero, diffuse soprattutto nella bassa Val Trebbia, e al contributo finanziario recato da San Sisto alla grande congregazione cassinese. Molto modestamente Ceriotti tiene a sottolineare che il suo lavoro, senza dubbio impeccabile, è ed intende essere solo uno strumento di ricerca, un inventario per chi volesse approfondire qualche aspetto della secolare storia dell'abbazia d'origine imperiale. Esso consta dei regesti degli atti di sette notai nel periodo interessato nonché di una articolata premessa storica, di una cronotassi degli abati del monastero e di utili indici.