Piero Castignoli ricordato da Gian Paolo Bulla

Gian Paolo BullaPremetto la comunicazione di un grande amico di Piero Castignoli, cittadino onorario di Piacenza per i suoi meriti di storico, Pierre Racine, il quale non potendo presenziare mi scrive: «Le sarei grato di scusare la mia assenza presso il pubblico presente».

Grazie, quindi, ai presenti, ai congiunti, e grazie ad Alberto Spigaroli il quale, riconosciamolo, ha voluto per primo che a Castignoli fosse dedicata, a un anno dalla scomparsa, una sala dell’Archivio di Stato che diresse dal 1961 al 1995. Un riconoscimento lieve ma senz’altro significativo, che lega la sua persona a quella che fu un po’ la sua creatura, l’Archivio che ingloba, oggi più che mai, gran parte dei documenti scritti negli ultimi mille anni a Piacenza: nel Basso Medioevo, durante l’età signorile e ducale, sotto lo Stato italiano, Archivio che comprende anche gli archivi storici del Comune di Piacenza creato dai francesi e dell’Amministrazione Provinciale sorta con l’Unità.

Le sale (o i servizi) riconoscibili di primo acchito in un Archivio di Stato sono la Sala di studio e la Biblioteca. A cui si aggiungono, ora più che mai, la Sala conferenze (che qui non abbiamo) e le sale dedicate al Riordinamento, alla Didattica, magari agli Strumenti di ricerca, alle Riproduzioni. Castignoli, mi si passi il termine, è stato preceduto da intitolazioni illustri: la Sala di studio è chiamata “Stefano Fermi” (1879-1952) l’instancabile ideatore e direttore dal 1906 del Bollettino Storico Piacentino; la Biblioteca è dedicata a Emilio Nasalli Rocca (1901-1972) direttore per quarant’anni della Biblioteca Passerini Landi e che fu il suo maestro e mallevadore all’Archivio storico comunale; il Riordinamento a Luciano Scarabelli (1806-1878) notissimo e attivissimo erudito. Un’altra sala dotata di una propria indiscutibile fisionomia è quella riservata alla Didattica, attività che negli ultimi anni ha avuto uno sviluppo poderoso: didattica negli archivi e degli archivi come suggerì Isabella Zanni Rosiello, essendo l’archivio storico palcoscenico di ricerche e laboratori rivolti agli studenti nonché veicolo, per la sua natura e struttura, di conoscenza. E Castignoli, nei primi anni Ottanta, l’aveva lanciata, questa attività, in particolare con gli studenti del Liceo Gioia e con il professor Vittorio Anelli attuale direttore del Bollettino Storico Piacentino. Negli ultimi anni poi, nonostante le difficoltà finanziarie ormai gravissime, grazie all’impegno del personale e di alcuni collaboratori, la partecipazione di studenti, insegnanti, operatori ha segnato un autentico boom. Questa sala ne rappresenta il luogo topico.

Per chi l’ha conosciuto personalmente sarà forse inutile rievocare la sua figura di archivista e di studioso accurato e sobrio; per quanti non lo conobbero si può fare qualche cenno. Castignoli, dopo aver fatto triennale esperienza a Milano e Cremona fu direttore, dicevamo, dal 1961 dell’Archivio di Stato e lo portò dall’angusta sede in Via della Croce in questo Palazzo nel 1976. Un destino che curiosamente lo accomuna al fratello Paolo, a lungo a capo dell’Archivio di Stato di Livorno, deceduto il 29 ottobre 2010, giusto tre mesi dopo il fratello. Piero fu esperto medievista e in questo campo ravvivò gli studi svolgendoli anche negli archivi ecclesiastici, in particolare in quello della basilica di S. Antonino. Fu autore – come si evince dalla bibliografia apparsa negli Atti della Giornata di studi tenuta in suo onore il 16 maggio 2008 - di numerosi lavori archivistici e pubblicò articoli, saggi e volumi l’ultimo dei quali trattò dell’eresia piacentina nel Cinquecento. Uno dei suoi massimi interessi, per il quale si adoperò sempre, fu ovviamente quello della cura e della divulgazione delle fonti documentarie, il primo mandato di un archivista. Partecipò a molte iniziative in campo culturale e di alcune fu promotore e fondatore ricoprendo incarichi direttivi nei maggiori sodalizi: nell’Istituto Storico della Resistenza, nella Deputazione di Storia Patria delle Antiche Province Parmensi, negli Amici del Bollettino Storico Piacentino che divennero editori della rivista, nell’Istituto per la storia del Risorgimento, nell’Ente per il restauro del Palazzo Farnese.

Grazie a questo sontuoso curriculum – lui persona schiva non se ne sarebbe certo fatto vanto - e alla sua dedizione all’Amministrazione Archivistica e alla sua città, gli dedichiamo ora una parte di questo istituto. Ed io mi onoro di farlo.