Guida al fondo Scotti Douglas di Fombio e Sarmato. Come muoversi tra carte confuse e disperse.

Guida generale al fondoFinalmente, dopo un lungo lavoro di ricognizione degli strumenti di corredo esistenti e di inventariazione dei fondi senza mezzi di ricerca, è finalmente accessibile agli studiosi l’archivio Scotti Douglas di Fombio e Sarmato. Il lavoro è stato effettuato dalle archiviste Valentina Inzani e Elena Nironi grazie ad un finanziamento della Fondazione di Piacenza e Vigevano nell’ambito del progetto pluriennale Storie di casa. La guida redatta dalle due professioniste analizza il fondo nella sua totalità e nella sua complessità e cerca di stendere un filo virtuale per orientare lo studioso  nel labirinto della documentazione, mettendo in luce anche il suo sedimentarsi nel tempo e il sovrapporsi degli interventi operati dagli archivisti di ieri e di oggi.

Il fondo Scotti Douglas di Fombio e di Sarmato è costituito complessivamente da 815 unità di conservazione: nel dettaglio si tratta di 802 buste, che conservano atti singoli e registri per lo più cartacei, e di 13 scatole, che conservano 959 unità membranacee. Esso è nato dalla confluenza del ramo degli Scotti di Sarmato in quello degli Scotti di Fombio nella seconda metà del sec. XIX, in seguito al matrimonio della contessa Isabella di Sarmato con il conte Guglielmo di Fombio.  Dal punto di vista archivistico questo matrimonio sancì il convergere dell’archivio del ramo di Sarmato, o comunque di buona parte di esso, in quello del ramo di Fombio. Non è possibile affermare con certezza se, come è probabile, i due archivi rimanessero, almeno in un primo tempo, ben distinti, come ben distinta dovette rimanere la gestione dei patrimoni.

Il fondo è conservato presso l’Archivio di Stato di Piacenza in virtù di due convenzioni di deposito: la prima, sottoscritta in data 27 febbraio 1969 da Laura e Giuseppe Feltrinelli, unici eredi della contessa Isabella Scotti Douglas di Fombio, riguarda la parte più consistente del fondo che, in un primo tempo, fu collocato temporaneamente presso la sede dell’Archivio Storico Comunale, e successivamente trasferito definitivamente presso i locali dell’Archivio di Stato; la seconda convenzione di deposito, datata 27 dicembre 1978 e sottoscritta da Vincenzo e Lamberto Repetti, si riferisce a sei buste riguardanti i beni di Pradovera appartenuti agli Scotti di Fombio.

Già dalla convenzione del 1969 emerge come non sia stata possibile «la definitiva determinazione della quantità ed esatta natura del materiale» mentre si sottolinea che «l’archivio verrà consegnato nell’attuale stato di ordinamento e di conservazione che non consente un’esatta determinazione ed identificazione del materiale».

I documenti coprono un arco cronologico che va dal sec. XIII, con copie di documenti anche dei secoli precedenti, fino al sec. XX. Il più antico documento, in copia del sec. XIV, è datato 712 (o 713). Si tratta della donazione di Liutprando, re dei Longobardi, al monastero di San Pietro in Ciel d’Oro comprendente anche i beni Fombio, già riconosciuta come un falso.

Il fondo è suddiviso in dodici partizioni, tutte chiamate, in alcuni casi impropriamente, serie, che solo in parte sono corredate da strumenti di corredo utilizzabili per la ricerca.

La documentazione finora priva di strumenti di ricerca, all’apparenza ordinata e conservata in buste, in realtà giace alla rinfusa in miscellanee che mescolano documenti di varie epoche e di varie provenienze (dall’archivio degli Scotti Douglas di Fombio, da quello di Sarmato, da altre partizioni). Oltre a un minimo elenco di consistenza laddove non vi era nulla, è stato redatto un elenco analitico delle pergamene Scotti di Sarmato (un gruppo di 522 documenti per lo più membranacei ma non solo). A completamento dell’intervento globale è stato redatto un prospetto topografico.