Consistenza

Giacché conserva le testimonianze della vita e dell’amministrazione della città di Piacenza e del suo territorio, l’Archivio di Stato è parte della memoria dei Piacentini. Oggi conta 200 complessi documentari comprendenti quasi 500 partizioni o serie interne e, in termini di estensione lineare, la documentazione misura ormai i dieci chilometri e mezzo.

Si parte dall’archivio storico del Comune di Piacenza, dai documenti che i suoi uffici e i suoi funzionari hanno prodotto dall’età medioevale al 1970 circa. Non mancano, le carte dell’epoca farnesiana e borbonica, quando Piacenza e Parma costituivano i Ducati emiliani più a ovest e quelle dell’amministrazione francese, che si impiantò nei Ducati dal 1802. Molto importanti sono gli Archivi Notarili di Piacenza e di Bobbio, che contano più di trentamila pezzi a partire dalla fine del XIII secolo, nonché il Catasto planimetrico del Ducato di Piacenza completato sotto la duchessa Maria Luigia. Si conserva anche il complesso degli Ospizi Civili di Piacenza poi fusosi in parte nell’Azienda Sanitaria Locale, che comprende l’Archivio Diplomatico, quello dell’Ospedale Grande e quello del Brefotrofio. Nel 2004 è stato depositato qui anche l’archivio storico dell’Ospedale di Cortemaggiore.

Tra i manoscritti in miscellanea si conservano gli statuti dei paratici cittadini, codici, appunti, documenti appartenuti ad illustri personaggi. Molto nutrita è la presenza di archivi gentilizi, frutto di depositi o donazioni di quelle famiglie che da secoli sono presenti su questo territorio. Negli ultimi anni si cercano di acquisire archivi d’impresa o di associazione, che testimoniano la vivacità del tessuto imprenditoriale piacentino e delle società di mutuo soccorso fra i lavoratori. Maggior fortuna, com’è ovvio, si riscontra con gli archivi di alcune scuole e dell’ex Provveditorato agli studi di Piacenza che contiene i fascicoli degli insegnanti della prima metà del Novecento. Si è allestito, inoltre, un Museo della didattica con libri e strumenti didattici dismessi del secolo scorso, frutto anche di donazioni private (D. Novara, C. Artocchini, F. Ferrari e F. Puppo).

Nel patrimonio conservato si contano 109.700 pezzi cartacei (XIII–XX sec.), tra cartelle, pacchi e registri; le pergamene, dal secolo X al secolo XIX, sono 32.760; oltre 2.500 sono le bobine della raccolta dei Microfilm; 2.300 le fotografie; 1.573 le mappe catastali; 72 i sigilli restaurati, mentre la biblioteca conta 10.600 unità.

Alcune delle serie archivistiche più ingenti sono:

  • gli Archivi notarili di Piacenza e di Bobbio (1292-1884) con più di 30.000 pezzi;
  • l'archivio storico del Comune di Piacenza (1806-1970, con docc. precedenti e successivi) che conta 8.200 unità;
  • l'archivio storico della Provincia di Piacenza (1860-1970, con docc. fino al 1999) che con alcuni archivi aggregati conta oltre 2.300 unità;
  • i Comuni soppressi di S. Antonio a Trebbia, S. Lazzaro Alberoni e Mortizza (1806-1923) di complessivi 981 faldoni;
  • l’Ospedale grande poi Ospizi civili di Piacenza (1271-1940), l'Ospedale di Cortemaggiore (sec. XVI fine-1954) e gli Ospizi civili poi Azienda Sanitaria Locale di Piacenza (1469-1994) che raggiungono i 5.000 pezzi depositati in varie tappe, l’ultima del 2004;
  • il Brefotrofio degli Ospizi civili (1662-1955) pari a 450 pezzi;
  • la raccolta delle Mappe, stampe e disegni (sec. XVI-XX) pari a 6.493 unità di vario formato;
  • il Catasto particellare della provincia di Piacenza (1821-1953) con 1.573 mappe originali e 3.900 registri;
  • il Diplomatico degli ospizi civili (952-1839) che comprende circa 27.000 pergamene.

Figurano altresì numerosi altri fondi pubblici risalenti alle dominazioni milanese, pontificia, farnesiana, borbonica e napoleonica tra cui spiccano il Consiglio generale e anzianato (1419-1806), il Governatore di Piacenza (1556-1804), il Supremo consiglio di giustizia e di grazia (1545-1805), gli Estimi civili e rurali (1558-1647), i Gridari comunali di Piacenza (1424-1971), gli Alloggi militari (1558-1806), i Monti e debito pubblico consolidato (1601-1816), le Collette (1633-1806), la documentazione relativa alle Acque (Po, Trebbia, rivi diversi, Consorzio generale delle acque del Trebbia), varie Congregazioni (dell’abbondanza, di sanità, del compartito, sopra i comuni, sopra l’ornato, delle strade), per non dimenticare le Raccolte di atti costitutivi dell’antica comunità che annoverano il famoso cartolare, il Registrum magnum del comune di Piacenza (sec. XIII-1452). Purtroppo l’età medievale è poco rappresentata a causa, probabilmente, di dispersioni avvenute durante il dominio visconteo.

Com’è ovvio largo spazio è dato ai complessi documentari dello Stato italiano, da quelli giudiziari (Tribunale di Piacenza, Tribunale di Bobbio, varie Preture, Procura della Repubblica di Piacenza, Corte di assise di Piacenza, Atti dello stato civile dei comuni) a quelli finanziari (Intendenza di Finanza, Uffici del Registro, Uffici delle imposte dirette) a quelli scolastici (Provveditorato agli Studi, scuole di Bobbio, Castell'Arquato, Pontedell'Olio, Piacenza, Rivergaro, Lugagnano Val d’Arda) e in genere degli altri uffici statali periferici. Si lamenta, però, la mancanza degli atti della Prefettura e della Questura italiane dispersi - eccetto qualche annata superstite presso l’Archivio di Stato di Parma e questo Archivio - alla fine del secondo conflitto mondiale. In qualche caso il materiale è conservato nella sede sussidiaria ed è in attesa di essere messo in consultazione.

Di provenienza diversa sono i già citati archivi del Comune e della Provincia di Piacenza, i tre Comuni foranei soppressi, i Monti di pietà di Piacenza e Fiorenzuola (1490-1967), l’Ente comunale di assistenza di Piacenza (1573-1977), il Comitato provinciale di liberazione nazionale (1932-1978), le miscellanee formate da noti studiosi (Ottolenghi, Scarabelli, Dosi, Crescio, Cerri, Pancotti), un ingente archivio d’impresa, di ben 675 buste, quello della Società italiana di ferrovie e tramvie poi Società emiliana autoservizi (sec. XIX-XX). Peculiare è la nutrita presenza nell’Archivio piacentino di archivi privati gentilizi frutto di depositi e donazioni. Si possono citare quelli degli Scotti Douglas (sec. XII-XIX) nei rami di Fombio, di Sarmato e di Vigoleno (in tutto 2.000 pezzi cartacei e più di mille pergamene), degli Anguissola di Vigolzone (1224-1960), dei Barattieri di S. Pietro in Cerro (1292-sec. XIX), Mandelli (1110-1868), Radini Tedeschi Baldini (1400-sec. XIX), Salvatico (1257-1880), Nasalli Rocca (1301-sec. XX), Nicelli di Guardamiglio e di Montechino (1378-1874), Casati Rollieri (1057-1840), Pallastrelli di Celleri (secc. XII-XX) ecc.

I documenti dei monasteri e delle fondazioni religiose soppresse sono stati concentrati, come detto, quasi tutti presso l'Archivio di Stato di Parma, meno una parte dell'archivio del monastero di S. Savino che si conserva nel già citato Diplomatico degli Ospizi civili (che comunque conta molte migliaia di pergamene tardo-medievali) e nel fondo Mandelli. Si conserva anche parte della documentazione superstite degli uffici periferici del distretto di Bobbio, dal 1923 annesso alla provincia di Piacenza, ma appartenuto allo Stato di Milano fino al 1748 e con la pace di Aquisgrana dello stesso anno passato al Regno sardo. Durante il periodo napoleonico fu sede di sottoprefettura, facente capo al dipartimento di Marengo (1801-1804) e successivamente a quello di Genova (1804-1814). Con la restaurazione tornò ai Savoia come provincia della divisione di Genova. In epoca unitaria fu annesso alla provincia di Pavia e fu sede di sottoprefettura e di tribunale fino alla soppressione di queste circoscrizioni amministrative e giudiziarie (1923). Le serie bobbiesi hanno dunque necessariamente una periodizzazione diversa da quelle di Piacenza.