La peste a Piacenza nei secoli XVI-XVII: breve rassegna didattica

Appunti. Di peste si è parlato per secoli essendo la malattia pandemica (cioè diffusa in molteplici aree geografiche) più diffusa e mortale. Tutte le affezioni pandemiche o epidemiche sono provocate da microrganismi (batteri, virus, germi) che attaccano per contagio determinati apparati del corpo umano (o di animali). Di peste si parlò diffusamente nel XIV secolo, dal 1347 al 1353 circa, quando la cd. «morte nera» falcidiò le popolazioni europee: si tratta della terribile pandemia che affligge la Firenze narrata nel Decameron di Boccaccio. Nei secoli successivi si ripresentò periodicamente culminando nella peste del 1630, quella che fa da sfondo ai Promessi sposi di Manzoni in quel di Milano.

Le grandi epidemie si accompagnano o sono precedute da periodi di carestia e di povertà e trovano facile diffusione grazie alle precarie condizioni igienico-sanitarie delle città. Accanto alla peste, o alle pesti, si diffusero altre malattie, come il tifo (il più micidiale è detto petecchiale da petecchia = macchia puntiforme cutanea dipesa da emorragia), il vaiolo, il cholera (quest’ultimo imperversò lungo tutto il XIX secolo).

Anche il Ducato piacentino fu interessato dalla peste seicentesca e i documenti appartenenti alla «Congregazione di sanità», organismo deputato alla salvaguardia della salute pubblica, ne dimostrano la gravità. Si nota, anzi, una sua presenza, diffusa dalle Fiandre invase dalle truppe spagnole (1578), nella seconda metà del Cinquecento, soprattutto nel Milanese. Già nel 1628 si denunciano i primi sospetti tanto che vengono emanati ordini «per la Custodia delle Porte» della città di Piacenza e all’inizio del 1630 ormai l’epidemia è conclamata inducendo a celebrare messe solenni «per la preservazione di questa Città». Nel corso del 1630 la malattia progredisce e sembra toccare i suoi vertici nell’estate. Le autorità, servendosi dell’opera della Congregazione di sanità, prendono provvedimenti: si obbliga a portare le immondizie e i cadaveri fuori dalle mura; si vuole che i malati siano denunciati, anche attraverso l’azione di medici, e tenuti il più possibile isolati; si tiene il conto dei malati, dei sospetti e dei deceduti. Nell’agosto viene proclamata la quarantena (un periodo di 40 giorni di isolamento forzato per cercare di limitare la diffusione della malattia), si chiudono le porte e si permette il passaggio solo con l’esibizione delle fedi di sanità rilasciate dagli organismi pubblici. Nel 1630 le città e il ducato sono divisi a fini di controllo: sono nominati dei soprastanti e dei visitatori per i trenta Quartieri del contado piacentino e per i dodici della città. Anche nel corso del Settecento si riscontrano, più o meno con gli stessi compiti, dei deputati alle Porte.

Galleria di immagini. I 13 documenti esibiti nella rassegna sono tratti da: Archivio di Stato di Piacenza, Congregazione di sanità, 1528-1806, con atti fino al 1906, bb. 64. ad eccezione di uno appartenente al Gridario generale e manifesti del comune di Piacenza. La Congregazione era organo comunitativo, presieduto dal governatore e affidato a dei conservatori, che si occupava della sanità di uomini (e bestie), in particolare di prevenzione del contagio della peste, istituzione di lazzaretti, rilascio di fedi di sanità per il transito delle persone e delle merci. Il fondo conserva anche atti (dal 1772) del Tribunale del protomedicato, organismo governativo creato dai Borboni nel 1749, che rilasciava patenti per l'esercizio dell'arte sanitaria, autorizzava nuovi farmaci e sperimentazioni e dirimeva conflitti in materia medica.

Bibliografia locale sommaria:

Boselli, Vincenzo, Delle storie piacentine : libri 12. : umiliati a sua altezza reale don Lodovico di Borbone principe di Piacenza, Parma, Guastalla etc., Piacenza, Salvoni, 1793;   

Storia di Piacenza, v. 4: Dai Farnese ai Borbone (1545-1802), Piacenza, Tip.Le.Co, 1999. 

Piacenza nella storia: dalle origini al 20. secolo, a cura di Stefano Pronti, Piacenza, Tip.Le.Co, 1990.

Claudio Vela, Peste e untori: un ritrovamento piacentino, in «Bollettino storico piacentino», LXXXII, 1987, 2, p. 233-243.

Antonio Corvi, Medicine, medici e speziali nella peste del 1630 a Piacenza, in «Gazzetta farmaceutica», 1970, 4, 3 p.